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Top ten 2016

Il 2016 sta per concludersi ed è tempo di bilanci. Per questo motivo ho deciso di proporvi un post nel quale vi svelerò la top ten delle mie letture di quest’anno che, almeno dal punto di vista letterario, mi ha riservato molte piacevoli sorprese! Quella che segue naturalmente non è una classifica,  ma una semplice lista dei dieci titoli che ho amato di più 😉

1.Canto della pianura di Kent Haruf 

Vi consiglio questo romanzo, come gli altri due che compongono la ‘Trilogia della pianura’, perché Kent Haruf non è un autore che può essere ignorato. Con uno stile ben riconoscibile, caratterizzato in particolare dalla totale assenza dell’uso delle virgolette per marcare l’inizio di un dialogo, lo scrittore ci conduce per mano nella piccola cittadina di Holt. Fidatevi se vi dico che, quando sarete stati ad Holt per la prima volta, desidererete ritornarci, ritrovare l’atmosfera di una cittadina come tante che ospita personaggi come tanti alle prese con problemi assolutamente quotidiani che, però, riescono ad entrare nel cuore del lettore e a fargli sentire la loro mancanza non appena avrà girato l’ultima pagina. E proprio qui sta lo straordinario talento di Kent Haruf, il talento di trasformare l’ordinario in qualcosa di straordinario, il talento di commuovere e coinvolgere senza mai far leva sul pietismo o sullo sfoggio di erudizione. Bastano poche parole per dire tanto, bastano uno sguardo o un gesto per raccontare un’emozione e rendere evidente un sentimento.

Assolutamente imperdibile.

2.Rosemary’s baby di Ira Levin 

Questo romanzo mi ha davvero colpita. Non avevo mai letto nulla di Ira Levin e non avevo neppure mai visto l’omonimo film. Eppure, sempre a causa della mia solita ossessione per le copertine, mi sono ritrovata ad acquistare questa meravigliosa edizione della SUR e ne sono rimasta immediatamente affascinata.Probabilmente conoscerete questo libro come un romanzo horror, ma dietro e dentro  ‘Rosemary’s baby’ c’è molto più di questo. Il libro scava a fondo nella vita della middle class, portando alla luce le ipocrisie e bassezze da cui essa è caratterizzata e mostrando il vero volto del male che, paradossalmente, non è quello del diavolo. È l’uomo l’essere abbietto da cui bisogna guardarsi, è l’uomo il mostro capace di compiere le peggiori atrocità in nome di demoni che ben poco hanno a che fare con il soprannaturale e che portano nomi a noi noti come ‘ambizione’, ‘opportunismo’ e ‘slealtá’.

Non lasciatevi scoraggiare, insomma, dalla dicitura “horror” che troverete accanto al titolo su internet o in libreria. Date un’occasione ad un romanzo che ha molto da dire, anche se non siete estimatori del genere.


3.La sovrana lettrice di Alan Bennett

Ho ‘incontrato’ questo romanzo per puro caso la scorsa estate, senza averne mai sentito parlare e senza conoscere Alan Bennett. Già dopo poche pagine ho capito di essermi persa per anni un autore dalla verve ironica semplicemente irresistibile che, grazie ad un collaudatissimo ed efficace humour inglese, racconta una storia al limite del paradossale che ruota intorno all’amore per i libri. La protagonista, poi, pur essendo un personaggio ovviamente molto noto,  è descritta in un modo totalmente nuovo e decisamente unico, in una girandola di momenti esilaranti e di serie riflessioni sulla lettura che si concluderà con un finale inaspettato.

Consigliatissimo se avete voglia di una lettura breve e scorrevole che vi faccia sorridere.

4.Nessuno scompare davvero di Catherine Lacey 

Questo romanzo è stato una scoperta. Ho deciso di leggerlo su consiglio del mio libraio di fiducia e non me ne sono mai pentita. La storia di Elyria, che inspiegabilmente decide di abbandonare una vita apparentemente perfetta per fuggire verso un ignoto che assume le sembianze della Nuova Zelanda, mi ha subito colpita e coinvolta. La scelta di Ellie è sicuramente estrema e forse folle, eppure chi di noi non ha mai sentito l’irrefrenabile ed improvviso bisogno di fuggire da tutto e da tutti, anche dalle persone che amiamo di più? Chi non ha quel ‘bufalo’ dentro di sé che si agita impetuoso e lotta contro le abitudini, la noia e la monotonia suggerendoci di mollare tutto? Con uno stile tanto fluido da rasentare spesso il flusso di coscienza, la Lacey ci racconta i pensieri, i ripensamenti e, perché no, anche le paranoie che attraverso la mente di Ellie mentre la ragazza cerca di ritrovare sé stessa o forse di smarrirsi per sempre, perché nessuno scompare davvero finché continua ad esistere per se stesso.


5. Room di Emma Donoghue 

Se conoscete la trama di questo romanzo almeno per sommi capi, potrete tranquillamente immaginare il motivo per cui questo libro mi ha colpita con la violenza di un pugno allo stomaco. La vocina di Jack, cinque anni appena, ci racconta un inferno non troppo lontano dai tanti e fin troppo reali casi di cronaca per i quali rabbrividiamo davanti alle nostre televisioni, seduti sui nostri comodi divani. Jack e Ma’ non hanno la possibilità di vivere una vita normale, dal momento che, sette anni prima, un orco di nome Old Nick ha rapito la ragazza e l’ha trasformata nella sua prigioniera, segregandola dentro uno squallido e ridicolmente piccolo capanno degli attrezzi. Jack, però, non conosce questa storia. Tutto ciò che sa è che la sua intera vita si è svolta dentro quel capanno, che lui chiama Stanza, e che Old Nick è l’unico ad avere accesso al mondo esterno, che per lui esiste solo in televisione.

La forza della scrittura della Donoghue sta tutta nel fatto di aver scelto Jack come voce narrante, di aver fatto sì che noi conoscessimo la più feroce crudeltà umana attraverso lo sguardo ingenuo e curioso di un bambino, che la fa risaltare e la rende, se possibile, ancora più atroce.

6.Lolita di Vladimir Nabokov 

Questo romanzo ha suscitato in me sentimenti contrastanti. L’ho trovato bellissimo ed inquietante, affascinante e disturbante, scritto talmente bene da farci entrare nella mente del protagonista Humbert Humbert e di farci vedere la sua amata Lolita attraverso i suoi occhi. Peccato che Lolita abbia solo dodici anni e che l’uomo ne abbia quaranta e sia un appassionato di ‘ninfette’, ragazzine che a suo dire presentano una malizia ed una sensualità fin troppo pronunciate rispetto alla loro età che oscilla tra i dieci ed i quattordici anni. Peccato, inoltre, che la storia raccontata sia quella di un sequestro, di una fuga, di un amore malato ed impossibile da concepire per chi non abbia strane perversioni, sebbene Humbert oscilli tra il senso di colpa ed il tentativo di dare una giustificazione alle sue azioni. Sono le ninfette a provocare, tutto nasce da un trauma adolescenziale e dalla ricerca del suo primo amore perduto, non ha mai fatto mancare nulla a Lolita e l’ha amata come nessun altro. Giustificazioni che per le nostre orecchie suonano certamente inconsistenti e insufficienti. Eppure, nonostante l’argomento decisamente difficile, la meravigliosa scrittura di Nabokov rende impossibile abbandonare la lettura, rende impossibile abbandonare Humbert e Lo al loro destino, rende necessario arrivare fino alla fine del romanzo.

Un grande classico, da non tralasciare.

7.Preghiera per Cernobyl di Svetlana Alecsievic 

Un pugno nello stomaco, un libro che provoca un dolore quasi fisico, un toccante e devastante ritratto DEL ‘popolo di Cernobyl’, la cui vita, al pari di quella delle generazioni a venire, è stata irrimediabilmente compromessa dalla tragedia: l’esplosione di uno dei reattori della centrale nucleare della città. Senza mai intervenire in prima persona, lasciando che sia la gente del luogo a raccontare la sua Cernobyl, la sua storia, il suo lutto, la Alecsievic realizza uno straordinario reportage giornalistico destinato a scuotere le coscienze e a dar voce ad un’umanità ferita che necessita di far sapere al mondo ‘che questo è stato’ e che la sua Tragedia non può più essere ignorata.
8.Il paradiso degli animali di David James Poissant
Una raccolta di racconti in cui a far da protagonisti sono gli uomini e le loro paure. Ogni storia ruota attorno ad un personaggio che sta affrontando un dramma personale, che si tratti di un lutto, di un divorzio, di un rapporto finito o incrinato con una persona cara. I protagonisti non sono eroi, non sono persone speciali, sono uomini e donne che vivono, soffrono e falliscono esattamente come noi, e questo riflette la volontà di Poissant di regalare al suo lettore uno spaccato di vita reale, nel quale possa identificarsi e attraverso il quale, un po’ come ha fatto lui durante la stesura del libro, possa riuscire ad esorcizzare almeno in parte i suoi timori più profondi. E che ruolo hanno gli animali, direte voi? Sono metafore, sono catalizzatori, sono spunti che pervadono la raccolta e le donano linfa vitale.

Per me, una lettura imprescindibile.

9.On writing di Stephen King

Se, come me, amate scrivere e sperate di trasformare la vostra passione in un mestiere, questo è un libro che dovete assolutamente leggere. Il Re del brivido per eccellenza ci fa dono di fondamentali consigli sulla scrittura, sulla costruzione dei personaggi e sul modo migliore per sviluppare una storia, legandoli a doppio filo al racconto della sua vita di scrittore (ma non solo) e delle sue molteplici esperienze come narratore.

10.La vegetariana dii Han Kang

Non ho ancora finito di leggerlo, ma so già che rientra di diritto nella top ten di quest’anno.

Se pensate di trovarvi di fronte ad un libro che affronti la tematica del vegetarianesimo e/o della dieta vegetariana, siete decisamente sulla strada sbagliata. La protagonista decide, sì,  di diventare vegetariana, ma non lo fa per motivi socio-politici o etici; la sua scelta è, infatti, indotta da un sogno, la cui natura non ci verrà mai svelata se non per accenni o immagini abbastanza confusi. È chiaro che la sua decisione non è altro che una metafora, e che la scelta di tralasciare del tutti il suo punto di vista lasciando che siano gli altri (il marito,il cognato, la sorella) a raccontare la sua storia non sia altro che un modo di rafforzare questa metafora. Qual è la metafora? Dovrete aspettare la mia recensione completa per scoprirlo!
Spero di avervi incuriositi e di avervi dato qualche utile spunto per le prossime letture 😉 Fatemi sapere qual è la vostra top ten!

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Romanzi

Room

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“Room”, edito da Mondadori.

Oggi vi parlo di un libro che ho amato moltissimo, Room (Oscar Mondadori, 2016) di Emma Donoghue, acclamatissimo best seller tradotto in più di venti lingue e finalista al Man Booker Prize del 2010.

Una stanza di undici metri quadri è tutto il mondo che Jack, cinque anni, conosce. La sua mamma (che lui chiama Ma’) è stata rapita due anni prima che lui nascesse, quando era solo una ragazzina, e da allora vive dentro un bunker, un rifugio insonorizzato che “Old Nick”, il suo aguzzino, ha costruito per lei sul retro del suo giardino. La stanza è spoglia, contiene solo pochi oggetti che Jack considera amici e chiama per nome: Tavolo, Specchio, Piumone, Letto. Anche Armadio si trova dentro Stanza, ma Armadio non è solo un oggetto, è anche il rifugio notturno di Jack, lo scomodo guscio dentro il quale Ma’ lo nasconde, pregando che si addormenti e che non si accorga di ciò che accade quando Old Nick viene a ‘farle visita’. Ma’ ha sempre protetto Jack, gli ha fatto credere che fuori dalla stanza non ci fosse altro, che questo piccolo microcosmo fatto di piccole abitudini consolidate e di un incrollabile amore madre-figlio potesse bastare ad entrambi. A nessuno, però, può bastare una vita del genere, sotto l’egida di un orco vendicativo e violento, e Ma’ lo sa bene. Per questo, quando Jack compie cinque anni ed è in grado di comprendere almeno una piccola parte di una verità ben più grande di lui, la ragazza decide di raccontargli la storia del suo rapimento e di provare a progettare insieme a lui un piano di fuga, nel tentativo disperato di riappropriarsi della propria vita.

Jack è un bambino intelligente e sveglio, legge e rilegge i cinque libri (cinque come i suoi anni, cinque come il suo numero preferito) che Old Nick gli ha fatto avere come premio della domenica, sa contare – quando è nervoso o impaurito conta i suoi denti, e qualche volta sono venti, qualche volta diciannove e allora si torna a contare da capo – ed è capace di scrivere. Tutto il mondo, per lui, è contenuto dentro Stanza, oltre la quale c’è il Fuori, ma il Fuori esiste solo in TV, mentre lui e Ma’ sono veri. Oltre la Stanza c’è Cosmo, del quale la sola parte visibile è la Faccia di Dio, il sole, che filtra dal piccolo lucernario sul tetto del bunker. Ma’ ha già ventisei anni, da sette vive dentro Stanza ed ha un polso malandato, perché Old Nick le ha fatto male, e i denti tutti marci per le mancate cure dentistiche. Nonostante le sue sofferenze, Ma’ si dedica anima e corpo a Jack, per fare in modo che sia sereno, che abbia sempre una torta per il suo compleanno, che possa guardare i cartoni animati (Dora l’esploratrice, che lui ama tanto da tentare di abbracciarla toccando lo schermo della TV), che si nutra in modo adeguato e che faccia moto nonostante gli spazi fin troppo ristretti. Su Ma’ e Jack, però, grava l’ombra di Old Nick, l’orco che ogni notte entra dentro Stanza, annunciato dal ‘bip bip’ della porta blindata che solo lui può aprire con un codice. Jack non l’ha mai visto, Ma’ lo nasconde quando lui arriva ed impedisce ad Old Nick di avvicinarsi al bambino, che resta chiuso dentro Armadio e conta i cigolii del letto (a volte cinquanta, a volte cento), sapendo che quando finiranno il mostro se ne andrà e lui potrà accucciarsi accanto a Ma’ sotto piumone. Ma’ e Old Nick litigano spesso, quando lei prova ad avanzare qualche richiesta particolare o quando la lista della spesa che lei prepara gli sembra troppo costosa. Finora, Ma’ ha sempre sopportato, ma quando il mostro lascia lei e Jack senza luce ed acqua calda per giorni e, per di più, annuncia di aver perso il lavoro, non avrà altra scelta che rivelare la verità a Jack e provare a fuggire.

” Prima non lo sapevo che dovevo essere arrabbiato perché non potevamo aprire Porta: avevo una testa troppo piccolina per poter contenere il fuori. Quando ero piccolo pensavo come un bambino piccolo, ma adesso che ho cinque anni capisco tutto”

Room è un libro difficile, forte, un vero e proprio pugno nello stomaco reso ancora più duro dalla consapevolezza che, pur trattandosi di vicende di fantasia, la storia è ispirata a fatti realmente accaduti. La scrittrice, infatti, ha dichiarato di aver preso spunto dal caso Fritzl, un episodio balzato agli onori della cronaca nel 2008 e che tutti noi ricordiamo fin troppo bene. Nelle cittadina austriaca di Amstettel, il padre-orco Josef Fritzl tenne segregata per ventiquattro anni la figlia Elizabeth, costretta a vivere in un angusto bunker sotterraneo e a subire ripetuti abusi sessuali, da cui sarebbero nati sette figli. Il piccolo Felix Fritzl, cinque anni, non aveva mai visto la luce del sole fino al momento della liberazione, e non conosceva niente del mondo fuori dal bunker, per cui furono necessarie delle lunghe cure psicologiche prima che il piccolo riuscisse ad adattarsi ai ritmi della vita ‘vera’ e a dimenticare ciò che aveva vissuto. Felix è stata la fonte di ispirazione primaria per il personaggio di Jack, poiché le sue vicissitudini hanno spinto la Donoghue a chiedersi come dev’essere stato crescere in un ambiente del genere e cosa deve aver provato il bambino trovandosi improvvisamente a contatto con una realtà del tutto sconosciuta, in mezzo ad una moltitudine di persone mai viste prima.

A raccontarci la vita quotidiana all’interno della stanza, la scoperta dell’indicibile orrore, la preparazione del piano di fuga e l’impatto con il Fuori, è proprio la vocina del piccolo Jack, che ci permette di vivere tutta la storia attraverso i suoi occhi, lasciandoci guidare dal suo sguardo innocente ed ingenuo. Jack è un narratore dalla tenerezza disarmante, che con le sue parole-sandwich (durante la fuga deve essere coraggioso, anche se è spaventato, deve essere ‘spavoso’) e i suoi participi sbagliati ci rende partecipi dell’affetto che lo lega a Ma’, della sua infantile e amata routine dentro Stanza, ma anche delle sue paure e delle sue insicurezze durante e dopo la fuga, nonché delle difficoltà di adattamento ad una realtà che non conosce e che lo porterà spesso, dopo cinque anni di totale simbiosi, a stare separato da Ma’. Ma’ che adesso tutti chiamano con un altro nome, Ma’ che ha a sua volta una Ma’ di cui lui non sapeva niente, Ma’ che a volte ‘è andata’ perché soffre di crisi depressive e che viene tempestata di domande invadenti e crudeli dai giornalisti. Perché non ha pensato di chiedere a Old Nick di portare via il bambino per offrirgli una vita migliore? Le è dispiaciuto ingannare Jack raccontandogli bugie?

“Cosa avrei dovuto dirgli? Sai, là fuori c’è un mondo di divertimenti, e tu ne sei completamente escluso?”

Il mondo fuori da Stanza è difficile da affrontare, è fatto di cliniche psichiatriche, esami medici, paparazzi, parenti mai visti che si aspettano di costruire un rapporto con lui, con lui che sente di appartenere solo alla sua Ma’. E la stessa Ma’, che non vedeva l’ora di tornare alla sua vita, di ritrovare i suoi amici e la sua famiglia e di andare al college, scoprirà che la realtà è meno rosea della fantasia e che occorrerà del tempo per riconquistare tutto. Room è un romanzo drammatico che racconta una tragedia, ma è anche e soprattutto il racconto di una storia d’amore, di un legame infrangibile tra una straordinaria madre-coraggio ed il suo bambino, legame che salverà la vita di entrambi. Durante la lettura non si può far a meno di pensare “quando avrò finito questo libro, non riuscirò più a guardare le cose nello stesso modo”. Sì, perché lo sguardo di Jack, che riesce a mantenersi puro nonostante l’orrore da cui è circondato, ci conduce alla riscoperta del mondo, quasi come se vivessimo una seconda infanzia e tutto fosse nuovo e sconosciuto anche per noi, come se anche noi dovessimo ancora dare un nome ed una dimensione a tutto ciò che non abbiamo ancora mai visto. Al tempo stesso, è impossibile non ripensare con nostalgia alla nostra vera infanzia, fatta di giochi con gli amichetti, di alberi di Natale luccicanti, di corse nel parco, di gite al mare, di tutte le cose che a Jack vengono negate e che lui non saprà neppure di desiderare finché non si renderà conto che esiste un Fuori e che non si tratta solo di una finzione televisiva.

Se decidere di leggere Room, dovrete prepararvi a sentire una morsa allo stomaco e, forse, a versare qualche lacrima, ma credetemi: ne sarà valsa la pena.