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Le assaggiatrici – Rosella Postorino

Ieri, come tutti saprete, era la Giornata della Memoria. Personalmente tengo molto a questa ricorrenza; credo sia fondamentale mantenere vivo il ricordo di uno dei periodi più bui della storia dell’umanità, perché  tutti sappiano, perché non succeda mai più. Purtroppo, il 27 gennaio si riduce spesso alla festa della condivisione social di citazioni avulse dal contesto e foto costruite ad arte su Photoshop. Eppure, io continuo a sperare che tutto questo serva a qualcosa, se non altro a stimolare delle riflessioni o a provocare delle domande, specialmente in un momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui razzismo e discriminazioni sono drammaticamente all’ordine del giorno. Ogni anno cerco di scrivere un articolo su uno dei tantissimi libri che raccontano l’orrore della Seconda guerra mondiale e della Shoah. Quest’anno ho scelto “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino.

Le assaggiatrici
“Le assaggiatrici” di Rosella Postorino, Feltrinelli.

Le assaggiatrici racconta la storia di Rosa Sauer, una giovane tedesca che, all’indomani dello scoppio della guerra, si trova suo malgrado costretta a svolgere un lavoro alquanto atipico, quello di ‘assaggiatrice’. Insieme ad altre nove donne, Rosa si nutrirà dello stesso cibo del fürher, sarà la cavia umana sulla quale testare i gustosi pasti preparati per Hitler per accertarsi che non contengano sostanze velenose. La vita di Rosa e delle sue compagne è sacrificabile, ognuna di loro è una pedina facilmente sostituibile su una scacchiera manovrata da giocatori senza scrupoli. Eppure, la loro condizione di “schiave” rigidamente controllate dalle SS è al contempo una condanna e una straordinaria fortuna: se è vero che ogni loro pasto potrebbe essere l’ultimo, è anche vero che non patiranno mai la fame, fredda e spietata compagna di tutte le guerre. Rosa, chiamata dalle sue compagne “la berlinese”, ha dovuto lasciare la sua città di origine per trasferirsi in campagna dai suoceri. Era sposata da un anno appena quando Gregor, l’amatissimo marito che aveva conosciuto sul lavoro e che si era pazzamente innamorato di lei, era stato richiamato alle armi insieme a milioni di altri tedeschi. La sua partenza aveva interrotto un idillio che sembrava aver finalmente dato un senso alla vita, prematuramente segnata da lutti e sofferenze, di Rosa, che già si immaginava madre e moglie felice e che improvvisamente si era ritrovata sola. Quello che avrebbe dovuto essere il periodo più bello della sua ancor breve esistenza, si era trasformato in incubo: l’incubo dell’attesa. Ed ecco che le lunghe giornate trascorse in caserma, le ore passate a inghiottire cibi deliziosi e ad aspettare il presentarsi di uno dei possibili sintomi letali e le amicizie improvvisate e forzate, nate dalla condivisione di un destino tanto singolare e ingrato, diventano quasi un diversivo, un modo per non pensare e scacciare un’angoscia con un’altra. Nel frattempo, però, il clima nella caserma dove le assaggiatrici si ritrovano tre volte al giorno per scongiurare la dipartita del furher si fa sempre più teso, con l’arrivo del glaciale tenente Ziegler e dei suoi sottoposti, pronti a rinchiudere le ragazze in una stanza al primo segnale di avvelenamento e a lasciarle agonizzare, perché in fondo il loro compito è proprio questo: morire al posto di qualcun altro e permettere che i loro corpi deturpati raccontino alle SS che cosa le ha uccise e in che modo.

“All’inizio prendiamo bocconi misurati, come se non fossimo obbligate a ingoiare tutto, come se potessimo rifiutarlo questo cibo, questo pranzo che non è destinato a noi, che ci spetta per caso, per caso siamo degne di partecipare alla sua mensa.”

Le assaggiatrici è un romanzo originale, che racconta una storia arcinota da una prospettiva del tutto nuova. Innanzitutto, non è facile trovare romanzi che parlino della seconda guerra mondiale o della shoa dal punto di vista di un protagonista tedesco. In secondo luogo, l’autrice ha portato a galla un fatto di cui molti di noi non erano a conoscenza: l’esistenza stessa delle assaggiatrici. Se ci penso adesso, mi sento stupida per non averci mai pensato, per aver creduto che davvero Hitler ingurgitasse tutto quello che gli capitava sotto il naso, per aver creduto che un uomo così paranoico non fosse ossessionato dalla possibilità che qualcuno cercasse di ucciderlo somministrandogli del veleno. Il mondo, agli occhi di una persona così potente e così gretta, doveva sembrare al contempo un’immensa giostra e un immenso covo di vipere.

Rosella Postorino ha preso spunto da un storia letta per puro caso nel 2014. A 96 anni, la tedesca Margot Wolk aveva deciso di rivelare il più grande segreto della sua vita: era stata un’assaggiatrice di Hitler e non lo aveva mai raccontato a nessuno. Il desiderio della scrittrice sarebbe stato quello di incontrare Margot, ma quando finalmente riuscì a trovarla scoprì che era deceduta pochi mesi prima. Così, non avendo la possibilità di interrogare direttamente la sua principale testimone, la Postorino ha provato a porsi delle domande e ad immaginarsi delle risposte; ed è da qui che ha preso avvio la stesura del libro.

A mio parere, la questione più importante che il libro solleva è quella della colpa. Margot-Rosa non era mai stata un membro attivo del partito Nazionalsocialista, e dalle sue parole traspare tutto il disgusto che prova verso le ignobili azioni compiute dalle SS, i campi di concentramento e lo stesso Hitler. La protagonista è quindi una vittima innocente? Credo che la risposta, sebbene controversa, sia no. No, perché non essere parte attiva di un sistema malato non ci rende meno colpevoli rispetto a chi lo ha ideato, se tolleriamo quel sistema, ci adattiamo ad esso e ignoriamo la sua criminale crescita. Rosa sopravvive perché riesce a trasformarsi nell’ingranaggio vivente di un meccanismo che la protegge e al contempo la stritola. Ciononostante, non è forse qualcosa di profondamente umano il cercare di salvarsi adattandosi alle situazioni? Non è forse vero che chiunque cercherebbe di far buon viso a cattivo gioco pur di salvaguardare la propria vita e quella delle persone che ama?

“La capacità di adattamento è la maggiore risorsa degli esseri umani, ma più mi adattavo e meno mi sentivo umana.”

Per questo motivo è difficile giudicare Rosa, perché se è vero che non ribellarsi e restare a guardare è un comportamento vile che priva l’uomo della sua dignità, è altrettanto vero che l’essere umano è caratterizzato dalla sua fragilità, dalla sua debolezza di fronte alla consapevolezza di essere mortale.

La mente, che dovrebbe essere la sede del giudizio e dello spirito critico, è debole di fronte ai bisogni del corpo, di fronte a quell’elementare istinto di sopravvivenza che ci accomuna agli animali e si accompagna ad altri bisogni specificamente umani cancellati e calpestati dalla guerra. Per quanto tempo una persona può sopravvivere da sola? Per quanto tempo può vivere senza percepire il calore di un abbraccio? E quanto tempo passerà prima che si macchi di un’altra colpa, non politica ma non per questo meno grave, chiedendo quel calore a delle braccia sconosciute, ma presenti?

“Del resto, l’amore accade proprio tra sconosciuti, fra estranei impazienti di forzare il confine. Accade fra persone che si fanno paura.”

Le assaggiatrici è un romanzo intenso, una lettura non semplice per le molte questioni morali e storiche sollevate dall’autrice che, con uno stile incisivo e ricercato che nulla ha da invidiare ai grandi narratori stranieri, scardina ogni nostra certezza costringendoci a riflettere, che è esattamente lo scopo che dovrebbe prefiggersi ogni libro che si proponga di affrontare un argomento tanto complesso. Consigliatissimo, non lasciatevelo sfuggire.

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