Recensioni, Romanzi

Un ragazzo d’oro

Questo romanzo è rimasto sul mio ebook reader per mesi prima che mi decidessi a leggerlo. Per quanto mi attraesse, infatti, sembrava che ci fosse sempre qualche altra lettura più urgente da fare, qualche altro libro più meritevole di attenzione. Ironia della sorte, alla fine mi sono ritrovata a divorare le sue 270 pagine nel giro di 24 ore proprio lo scorso 2 aprile, la Giornata Mondiale della sensibilizzazione verso l’autismo.

“Un ragazzo d’oro” di Eli Gottlieb

L’autismo, “lo spettro”, è il perno attorno al quale ruota l’intero romanzo. Il ragazzo d’oro del titolo è Todd Aaron, tranquillo e rispettoso lungodegente di Payton, la comunità di cura per pazienti affetti da disturbi mentali in cui vive ormai da quarantuno anni.

“Il Payton LivingCenter era il sesto posto in cui mi portava mia mamma, ma né io né lei sapevamo che ci sarei rimasto per sempre e per tutta la vita.”

La storia ci viene raccontata attraverso il punto di vista straniato e straniante dello stesso Todd, che osserva il mondo che lo circonda con lo sguardo insieme acuto e smarrito tipico di chi guarda alla realtà da una prospettiva solo apparentemente svantaggiata. Se è vero, infatti, che gli occhi di Todd non sono capaci di cogliere le tante sfumature del reale che sfuggono alla sua mente cristallizzata in un’eterna infanzia, è anche vero che il suo candore e la sua innocenza lo portano a vedere, e a raccontare, molto più di quanto riescano a vedere le persone “normali” che lo circondano.

Todd è diligente, prende sempre le sue medicine, ha un ottimo rapporto con Rayneke, l’operatrice che si prende cura di lui e che sa prevedere persino le sue scariche di volt, ed è molto curioso. Tra i suoi amici annovera il Signor B. e il Signor C., rispettivamente l’Enciclopedia Britannica e il computer, ai quali pone domande e dai quali riceve tante risposte. Un’altra passione di Todd sono le mappe sulle quali traccia, con precisione e costanza, un “fiume grigio di matita” che collega Payton alla sua città natale.

“Ho cominciato a fare la stessa cosa ogni giorno quando tornavo a casa dal lavoro e presto ho creato un fiume grigio di matita talmente scivoloso che la mano cominciava dalla villetta di Payton e poi automaticamente slittava di traverso sopra l’America e tornava a casa.”

“Casa” è il luogo in cui viveva con il padre, un uomo violento del tutto incapace di accettare le sue condizioni, il fratello, che per tutta l’infanzia lo ha bullizzato e deriso, e la madre, il suo punto di riferimento e il suo più grande amore. Della sua famiglia di origine, ormai, a Todd è rimasto solo suo fratello, un uomo impegnato e sfuggente che si limita a sostenere i costi del Payton (cosa che costantemente gli rinfaccia) e a telefonargli un paio di volte al mese, ignorando le sue insistenti richieste di poter andare a vivere con lui.

Nonostante la sua disabilità, Todd è un uomo sereno, che ha saputo adattarsi all’ambiente in cui vive e costruirsi una confortevole routine. La sua tranquillità, però, sarà ben presto turbata dall’arrivo di due persone nuove: Mike Hilton e Martine. Mike è un nuovo operatore del Payton che, come tutti gli uomini adulti, incute a Todd un certo timore, legato al ricordo del padre e delle percosse ricevute durante l’infanzia. Martine, invece, è una nuova paziente del centro, una paziente “ad alto funzionamento”, molto sveglia ed estremamente ribelle, verso la quale Todd proverà un’attrazione così forte da lasciarsi convincere ad abbandonare la retta via e smettere di prendere le sue medicine.

“Nel 1177 Lancillotto pensava che su Ginevra splendesse sempre il sole. Pensava che lei fosse pura come la neve. Pensava che fosse una persona perfetta. Pensava che forse non era mai esistito nessuno più perfetto di lei in tutta la storia del mondo. Lancillotto ne era davvero convinto. Quello era amore.”

L’incontro con questi due personaggi innescherà una catena di eventi che condurranno Todd verso lo struggente finale; per ovvi motivi, però, non voglio dirvi di più.

Un ragazzo d’oro è un romanzo di una dolcezza e di una profondità disarmanti. Todd è un protagonista di cui è impossibile non innamorarsi, per l’ingenuità e la genuinità con cui racconta al lettore il suo piccolo mondo e per la forza dei ricordi che continua a custodire e coltivare nonostante i quarant’anni passati in una comunità, in un luogo-non luogo che non somiglia alla casa in cui è cresciuto e dove sogna di poter tornare, ma che è ormai l’unica casa che conosce. Insieme ai ricordi, Todd si porta dentro l’amore, imperituro e struggente, per quella madre che non è più accanto a lui, e che suo malgrado è stata costretta a rassegnarsi all’idea di “abbandonarlo” tanti anni prima.

Eli Gottlieb ci racconta l’autismo riuscendo nel difficile intento di sensibilizzare e commuovere il lettore senza mai cedere alle lusinghe del pietismo. Un plauso va alla sua scelta di cimentarsi con una prima persona particolarmente difficile da sostenere, dal momento che riuscire a calarsi nei panni di una persona “affetta” da autismo richiede di compiere un continuo sforzo di immaginazione per riuscire a ipotizzare quali possano essere i suoi pensieri di fronte a situazioni, oggetti e persone che, a chi non rientra nello “spettro”, appaiono del tutto ordinari.

“Io non guardo mai la televisione perché va troppo veloce e sembra che dentro si conoscano già tutti tra di loro.”

Il messaggio che Gottlieb intende trasmettere è un messaggio di accettazione e di inclusione che passa proprio attraverso le parole dello stesso Todd, pronto a ricordarci delle verità alle quali forse troppo spesso, per paura, non osiamo pensare. 

“Lo spettro è talmente ampio che dentro può starci praticamente chiunque. Una persona schizzinosa nel mangiare o amante della solitudine potrebbe essere all’interno dello spettro […] Queste persone nello spettro non devono prendere medicine o essere accompagnate con il pulmino a lavorare in una mensa scolastica […] Prendono l’ascensore insieme a voi e preparano il cibo che mangiate. Magari li avete addirittura sposati.

La “normalità” è dunque un concetto relativo, e questo esclude, o dovrebbe escludere, qualsiasi forma di intolleranza verso il prossimo. Intolleranza che, insieme alla tendenza a raggirare chi è almeno in apparenza più debole di noi, è comunque ben rappresentata dai modelli negativi del romanzo, il padre di Todd e Mike Hilton.

Lasciatevi rapire da una storia che non dimenticherete facilmente, e vi troverete a vivere la vostra giornata insieme a Todd, a tifare per lui, a sperare che il ragazzo d’oro ritrovi la pace e l’amore che merita.

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