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La figlia sconosciuta

Francesca ha trentacinque anni, un bel lavoro in una casa di moda milanese e una famiglia apparentemente felice formata da Luca, suo marito, e dai loro due adorabili bambini. La vita di questa bella ragazza dal viso d’angelo, però, è tutt’altro che perfetta: Francesca è infatti tormentata da un passato difficile segnato dall’assenza del padre, un pittore egoisticamente e crudelmente concentrato sulla sua arte, e dall’incapacità delle donne della sua famiglia di origine di esternare i propri sentimenti. La solitudine e la frustrazione che la protagonista si porta dentro sembrano ribollire sotto la superficie di un’esistenza organizzata nei minimi dettagli e ravvivata dall’arrivo di una promozione al lavoro e di un uomo, Matteo, che la fa sentire improvvisamente libera e disinibita. Le ferite più profonde, però, non si cancellano così facilmente, e la figura oscura e talvolta, almeno verbalmente, spietata del padre si fa sempre più ingombrante e opprimente.

Cover "La figlia sconosciuta"
“La figlia sconosciuta” di Sara Recordati

“La figlia sconosciuta” ci conduce dritti nel vortice dei pensieri di Francesca, che racconta la sua storia in prima persona alternando scene di comune vita quotidiana (problemi sul lavoro, difficoltà nella gestione dei figli, attimi di vita di coppia e così via) a flashback sul suo passato e sugli episodi che l’hanno portata a sviluppare una sensibilità particolarissima e una grande fragilità interiore. Per lei il periodo della prima infanzia, quel momento delicatissimo durante il quale il bambino ha un costante bisognoso di attenzioni e di approvazione, si è trasformato in un percorso a ostacoli che l’ha vista chiudersi sempre più in se stessa nel tentativo di non disturbare e non irritare quell’uomo che tendeva a scaricare tutte le sue frustrazioni su di lei e sul fratello e a trascurare la famiglia in nome di un’arte che loro rispettavano, certo, ma che erano troppo piccoli per capire. Crescendo, le insicurezze aumentano e Francesca si trincera dietro la cura dell’aspetto fisico, il lavoro e l’autolesionismo per proteggersi e impedirsi di andare in pezzi. Eppure in lei continuano a convivere e coesistere due donne diverse: una è Chicca, la moglie e mamma in carriera che cerca di far quadrare i conti di un’esistenza sospesa tra il desiderio di fare carriera e quello di prendersi cura dei figli; l’altra è Francy, una donna sensuale, una femme fatale dei giorni nostri che rincorre emozioni forti e l’adrenalina che scaturisce da tutto ciò che è proibito.

Il carattere e la psicologia di Francesca sono ben descritti, ed è facile per il lettore immedesimarsi in lei pur non avendo vissuto le sue stesse esperienze. Gli altri personaggi, pur facendo da sfondo narrativo rispetto alla centralità delle emozioni e delle riflessioni della protagonista, conservano una loro personalità e delle peculiarità che li rendono ben riconoscibili e credibili.
Un plauso allo stile dell’autrice che riesce a mantenersi piacevole e scorrevole tanto quando racconta episodi di vita banali, tanto quando invece si addentra nella trattazione di tematiche difficilissime quali la depressione o l’autolesionismo, e lo fa senza mai diventare didascalica o sconfinare nel patetico. Forse in alcune parti avrei preferito un po’ di sano “show, don’t tell”, ma in questo caso anche lo stile dal piglio decisamente descrittivo scelto dalla Recordati non annoia e, anzi, trascina il lettore.

“La depressione è quella cosa lì, informe, che ti agguanta giorno dopo giorno, a partire da quando sei troppo piccolo per rendertene conto. E non ti lascia vivere. Cioè, vivi ma non sei tu. Sei minuscolo e rannicchiato in un angolo, spaventato, osservi con stupore quell’altro che attraversa la tua vita.”

Accanto ad argomenti così complessi, la Recordati ne affronta anche altri di uguale importanza e di grande attualità nell’Italia di oggi. Mi riferisco, in particolare, alla condizione della donna nel contesto lavorativo, dove spesso una ragazza è costretta a scegliere tra il desiderio di maternità e la voglia di intraprendere una carriera che vada oltre le mura del suo ufficio. Francesca, non a caso, comincia la sua narrazione proprio esternando i timori relativi al reinserimento in azienda dopo la lunga assenza dovuta a una gravidanza che, naturalmente, le è stata fatta notevolmente pesare dai suoi datori di lavoro.

“Ma dentro di me penso alla fatica dei mesi passati. All’angoscia di non farcela. Alla paura di dover rinunciare a un lavoro che amo. Alle notti trascorse a piangere vicino al povero Luca che a malapena riusciva a consolarmi.”

Consiglio la lettura a chi ama i romanzi molto introspettivi, ma anche a chi non disprezza il romance e le storie che ruotano attorno a drammi familiari. Il finale vi lascerà decisamente a bocca aperta.

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