Romanzi

Gli anni al contrario | Recensione 

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“Gli anni al contrario”, edito da Einaudi.

“Non abbiamo mai usato lo stesso dizionario. Parole uguali, significati diversi. Dicevamo famiglia: io pensavo a costruire e tu a circoscrivere; dicevamo politica: io ero entusiasta e tu diffidente. Io combattevo, tu ti rifugiavi […] Quando penso agli anni trascorsi mi sembra che siano andati tutti al contrario”

Messina, 1977. Aurora è ancora una ragazzina, ma ogni forma di svago e di libertà le è preclusa dall’opprimente figura paterna, il “fascistissimo” Silini, direttore del carcere locale. La sua unica speranza è quella di riuscire a eccellere nello studio, così da poter fuggire da un orizzonte familiare che ormai le sta stretto. Giovanni, invece, è l’ultimo figlio dell’avvocato Santatorre, fieramente comunista e convinto che tutti i suoi discendenti debbano seguire le sue impronte. Tutti, sì, tranne Giovanni che, ribelle e anticonformista com’è, è già difficile da gestire senza che sia necessario farsi troppe aspettative sul suo futuro.
Aurora e Giovanni si incontreranno quasi per caso all’università e le loro vite saranno sconvolte dalla nascita di un amore tanto inaspettato quanto travolgente.
L’amore, però, non è la risposta a tutte le domande, e sarà il destino a insegnare ad Aurora  e Giovanni che anche il sentimento più intenso deve fare i conti con una realtà che non sempre si rivela all’altezza della fantasia.

Gli anni al contrario è un romanzo breve,  opera d’esordio della scrittrice messinese (ormai romana d’adozione) Nadia Terranova e pubblicato da Einaudi nel 2015. L’autrice ci racconta del primo incontro tra Giovanni, studente assai poco promettente e in difficoltà con gli esami, e Aurora, brillante studentessa con il massimo dei voti, che per arrotondare dà ripetizioni ai suoi colleghi. E Galeotta sarà proprio una lezione privata di filosofia, dalla quale avrà inizio una storia d’amore incapace di rispettare le convenzioni e le tempistiche tradizionali. Pochi mesi dopo il loro primo appuntamento, infatti, i due giovani decideranno di sposarsi e il matrimonio sarà subito seguito dall’arrivo di una bimba, Mara.
Naturalmente, Giovanni e Aurora non sono in grado di provvedere economicamente alla piccola e, presi come sono dalle loro lotte idealistiche e dagli ambiziosi progetti politici, si affidano completamente ai genitori affinché coprano loro le spalle. L’idillio amoroso e la felicità coniugale vissuta nella loro “casa in miniatura”, però,  avranno vita breve. Mentre Aurora, infatti, si dà da fare per concludere gli studi, trovare lavoro e ottenere un avanzamento di carriera, Giovanni continua a ragionare come un ragazzino, a inseguire ideologie ormai superate e a sentirsi prigioniero di un’esistenza che credeva di desiderare, ma che invece lo soffoca.
Giorno dopo giorno, Mara passa dall’essere il frutto di un sentimento incontrollabile al diventare l’unico collante capace di tenere insieme i cocci di una vita familiare che va in frantumi, sotto i colpi dei litigi, delle separazioni, dei ritorni, dei rimpianti, dei rimorsi. Quelli di Mara sono gli unici pensieri davvero innocenti che ci è dato di ritrovare nel romanzo; il suo amore incondizionato per un padre che si perde tra sterili lotte politiche, fughe, donne e droghe, è senza alcun dubbio l’aspetto più commovente di tutta la storia.

Gli anni al contrario mi ha incuriosita e piacevolmente intrattenuta per qualche ora, ma non posso dire che mi abbia entusiasmato del tutto. 144 pagine, a mio parere, non sono sufficienti per raccontare una storia lunga dodici anni, soprattutto se questa storia si intreccia con vicende storico-politiche di una certa rilevanza e introduce tematiche forti come il dramma della dipendenza dalle droghe o la tragica incidenza di una malattia devastante come l’AIDS.
La Terranova non fa che mettere continuamente  carne al fuoco, senza dare ai suoi lettori il tempo di approfondire la psicologia di personaggi che spesso sembrano appena abbozzati, di affezionarsi a loro e, soprattutto, di costruire una riflessione intorno agli argomenti più spinosi e dolorosi che emergono nel corso del romanzo. Il lettore, perciò, si ritrova a essere freneticamente trascinato dagli eventi senza avere il tempo di assimilarli e comprenderli per davvero.

Ciononostante, l’autrice scrive bene, la storia è godibile e, pertanto, mi sento di consigliare questo libro a chi cercasse una lettura non troppo impegnativa e, al contempo, non troppo banale e scontata.

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