Romanzi

Room

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“Room”, edito da Mondadori.

Oggi vi parlo di un libro che ho amato moltissimo, Room (Oscar Mondadori, 2016) di Emma Donoghue, acclamatissimo best seller tradotto in più di venti lingue e finalista al Man Booker Prize del 2010.

Una stanza di undici metri quadri è tutto il mondo che Jack, cinque anni, conosce. La sua mamma (che lui chiama Ma’) è stata rapita due anni prima che lui nascesse, quando era solo una ragazzina, e da allora vive dentro un bunker, un rifugio insonorizzato che “Old Nick”, il suo aguzzino, ha costruito per lei sul retro del suo giardino. La stanza è spoglia, contiene solo pochi oggetti che Jack considera amici e chiama per nome: Tavolo, Specchio, Piumone, Letto. Anche Armadio si trova dentro Stanza, ma Armadio non è solo un oggetto, è anche il rifugio notturno di Jack, lo scomodo guscio dentro il quale Ma’ lo nasconde, pregando che si addormenti e che non si accorga di ciò che accade quando Old Nick viene a ‘farle visita’. Ma’ ha sempre protetto Jack, gli ha fatto credere che fuori dalla stanza non ci fosse altro, che questo piccolo microcosmo fatto di piccole abitudini consolidate e di un incrollabile amore madre-figlio potesse bastare ad entrambi. A nessuno, però, può bastare una vita del genere, sotto l’egida di un orco vendicativo e violento, e Ma’ lo sa bene. Per questo, quando Jack compie cinque anni ed è in grado di comprendere almeno una piccola parte di una verità ben più grande di lui, la ragazza decide di raccontargli la storia del suo rapimento e di provare a progettare insieme a lui un piano di fuga, nel tentativo disperato di riappropriarsi della propria vita.

Jack è un bambino intelligente e sveglio, legge e rilegge i cinque libri (cinque come i suoi anni, cinque come il suo numero preferito) che Old Nick gli ha fatto avere come premio della domenica, sa contare – quando è nervoso o impaurito conta i suoi denti, e qualche volta sono venti, qualche volta diciannove e allora si torna a contare da capo – ed è capace di scrivere. Tutto il mondo, per lui, è contenuto dentro Stanza, oltre la quale c’è il Fuori, ma il Fuori esiste solo in TV, mentre lui e Ma’ sono veri. Oltre la Stanza c’è Cosmo, del quale la sola parte visibile è la Faccia di Dio, il sole, che filtra dal piccolo lucernario sul tetto del bunker. Ma’ ha già ventisei anni, da sette vive dentro Stanza ed ha un polso malandato, perché Old Nick le ha fatto male, e i denti tutti marci per le mancate cure dentistiche. Nonostante le sue sofferenze, Ma’ si dedica anima e corpo a Jack, per fare in modo che sia sereno, che abbia sempre una torta per il suo compleanno, che possa guardare i cartoni animati (Dora l’esploratrice, che lui ama tanto da tentare di abbracciarla toccando lo schermo della TV), che si nutra in modo adeguato e che faccia moto nonostante gli spazi fin troppo ristretti. Su Ma’ e Jack, però, grava l’ombra di Old Nick, l’orco che ogni notte entra dentro Stanza, annunciato dal ‘bip bip’ della porta blindata che solo lui può aprire con un codice. Jack non l’ha mai visto, Ma’ lo nasconde quando lui arriva ed impedisce ad Old Nick di avvicinarsi al bambino, che resta chiuso dentro Armadio e conta i cigolii del letto (a volte cinquanta, a volte cento), sapendo che quando finiranno il mostro se ne andrà e lui potrà accucciarsi accanto a Ma’ sotto piumone. Ma’ e Old Nick litigano spesso, quando lei prova ad avanzare qualche richiesta particolare o quando la lista della spesa che lei prepara gli sembra troppo costosa. Finora, Ma’ ha sempre sopportato, ma quando il mostro lascia lei e Jack senza luce ed acqua calda per giorni e, per di più, annuncia di aver perso il lavoro, non avrà altra scelta che rivelare la verità a Jack e provare a fuggire.

” Prima non lo sapevo che dovevo essere arrabbiato perché non potevamo aprire Porta: avevo una testa troppo piccolina per poter contenere il fuori. Quando ero piccolo pensavo come un bambino piccolo, ma adesso che ho cinque anni capisco tutto”

Room è un libro difficile, forte, un vero e proprio pugno nello stomaco reso ancora più duro dalla consapevolezza che, pur trattandosi di vicende di fantasia, la storia è ispirata a fatti realmente accaduti. La scrittrice, infatti, ha dichiarato di aver preso spunto dal caso Fritzl, un episodio balzato agli onori della cronaca nel 2008 e che tutti noi ricordiamo fin troppo bene. Nelle cittadina austriaca di Amstettel, il padre-orco Josef Fritzl tenne segregata per ventiquattro anni la figlia Elizabeth, costretta a vivere in un angusto bunker sotterraneo e a subire ripetuti abusi sessuali, da cui sarebbero nati sette figli. Il piccolo Felix Fritzl, cinque anni, non aveva mai visto la luce del sole fino al momento della liberazione, e non conosceva niente del mondo fuori dal bunker, per cui furono necessarie delle lunghe cure psicologiche prima che il piccolo riuscisse ad adattarsi ai ritmi della vita ‘vera’ e a dimenticare ciò che aveva vissuto. Felix è stata la fonte di ispirazione primaria per il personaggio di Jack, poiché le sue vicissitudini hanno spinto la Donoghue a chiedersi come dev’essere stato crescere in un ambiente del genere e cosa deve aver provato il bambino trovandosi improvvisamente a contatto con una realtà del tutto sconosciuta, in mezzo ad una moltitudine di persone mai viste prima.

A raccontarci la vita quotidiana all’interno della stanza, la scoperta dell’indicibile orrore, la preparazione del piano di fuga e l’impatto con il Fuori, è proprio la vocina del piccolo Jack, che ci permette di vivere tutta la storia attraverso i suoi occhi, lasciandoci guidare dal suo sguardo innocente ed ingenuo. Jack è un narratore dalla tenerezza disarmante, che con le sue parole-sandwich (durante la fuga deve essere coraggioso, anche se è spaventato, deve essere ‘spavoso’) e i suoi participi sbagliati ci rende partecipi dell’affetto che lo lega a Ma’, della sua infantile e amata routine dentro Stanza, ma anche delle sue paure e delle sue insicurezze durante e dopo la fuga, nonché delle difficoltà di adattamento ad una realtà che non conosce e che lo porterà spesso, dopo cinque anni di totale simbiosi, a stare separato da Ma’. Ma’ che adesso tutti chiamano con un altro nome, Ma’ che ha a sua volta una Ma’ di cui lui non sapeva niente, Ma’ che a volte ‘è andata’ perché soffre di crisi depressive e che viene tempestata di domande invadenti e crudeli dai giornalisti. Perché non ha pensato di chiedere a Old Nick di portare via il bambino per offrirgli una vita migliore? Le è dispiaciuto ingannare Jack raccontandogli bugie?

“Cosa avrei dovuto dirgli? Sai, là fuori c’è un mondo di divertimenti, e tu ne sei completamente escluso?”

Il mondo fuori da Stanza è difficile da affrontare, è fatto di cliniche psichiatriche, esami medici, paparazzi, parenti mai visti che si aspettano di costruire un rapporto con lui, con lui che sente di appartenere solo alla sua Ma’. E la stessa Ma’, che non vedeva l’ora di tornare alla sua vita, di ritrovare i suoi amici e la sua famiglia e di andare al college, scoprirà che la realtà è meno rosea della fantasia e che occorrerà del tempo per riconquistare tutto. Room è un romanzo drammatico che racconta una tragedia, ma è anche e soprattutto il racconto di una storia d’amore, di un legame infrangibile tra una straordinaria madre-coraggio ed il suo bambino, legame che salverà la vita di entrambi. Durante la lettura non si può far a meno di pensare “quando avrò finito questo libro, non riuscirò più a guardare le cose nello stesso modo”. Sì, perché lo sguardo di Jack, che riesce a mantenersi puro nonostante l’orrore da cui è circondato, ci conduce alla riscoperta del mondo, quasi come se vivessimo una seconda infanzia e tutto fosse nuovo e sconosciuto anche per noi, come se anche noi dovessimo ancora dare un nome ed una dimensione a tutto ciò che non abbiamo ancora mai visto. Al tempo stesso, è impossibile non ripensare con nostalgia alla nostra vera infanzia, fatta di giochi con gli amichetti, di alberi di Natale luccicanti, di corse nel parco, di gite al mare, di tutte le cose che a Jack vengono negate e che lui non saprà neppure di desiderare finché non si renderà conto che esiste un Fuori e che non si tratta solo di una finzione televisiva.

Se decidere di leggere Room, dovrete prepararvi a sentire una morsa allo stomaco e, forse, a versare qualche lacrima, ma credetemi: ne sarà valsa la pena.

2 pensieri riguardo “Room”

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