Non fiction

Quando siete felici, fateci caso

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“Quando siete felici, fateci caso”, edito da Minimum Fax.

Passeggiando tra gli scaffali della mia libreria preferita, mi sono imbattuta quasi per caso in Quando siete felici, fateci caso (Minimum Fax, 2015) di Kurt Vonnegut.

Sono stata attratta dalla copertina, che trovo magnifica e che mi ha invogliata ad avvicinarmi a questo volumetto, una raccolta dei nove discorsi più incisivi tenuti da Vonnegut davanti ai laureandi alla fine dell’anno accademico, tra il 1978 e il 2004. Il celebre scrittore statunitense, conosciuto soprattutto per il suo Mattatoio n.5, era tra le personalità più richieste dai college americani per tenere il cosiddetto commencement speech, sebbene paradossalmente egli non fosse laureato e avesse deciso di abbandonare la Cornell per arruolarsi durante la seconda guerra mondiale. La ragione di tanto apprezzamento risiede probabilmente nel fatto che Vonnegut, a differenza di tante altre personalità di spicco del mondo accademico, era in grado di rivolgersi ai ragazzi senza mettersi su un piedistallo e senza sciorinare ampollosi discorsi preconfezionati.Ognuno dei discorsi contenuti dentro Quando siete felici, fateci caso è originale, ricco di spunti di riflessione, battute di spirito e aneddoti basati sulla vita privata dello scrittore, che si rivolge al suo pubblico in modo sempre diretto, con grande semplicità e con una buona dose di ironia e sarcasmo.

Non mancano, naturalmente, tematiche ricorrenti che accomunano tra loro i discorsi, come ad esempio l’invito ad essere parte attiva di una comunità o famiglia allargata (la famiglia di base non basta a colmare la solitudine dell’uomo), l’invito a non abbandonare mai i libri e lo studio, il riconoscimento dei riti di passaggio verso l’età adulta, troppo spesso sottovalutati nella società odierna. Il tema centrale del libro, però, è rappresentato dalla costante esortazione da parte dello scrittore a godere delle piccole gioie che la vita ci offre, considerando ogni momento piacevole come un regalo e concedendogli la giusta importanza.

“Ma tornando a mio zio Alex, che ormai è in paradiso. Una delle cose che trovava deplorevoli negli esseri umani era che si rendevano conto troppo raramente della loro stessa felicità. Lui invece faceva del suo meglio per riconoscere apertamente i momenti di benessere.Capitava che d’estate ce ne stessimo seduti all’ombra di un melo a bere limonata, e zio Alex interrompeva la conversazione per dire <<Cosa c’è di più bello di questo?>>”

Naturalmente, Vonnegut non intendeva affatto illudere i ragazzi che il mondo fosse tutto rose e fiori, essendo ben consapevole delle difficoltà che avrebbero incontrato una volta usciti dal confortevole nido rappresentato dal college. Per questo nei discorsi non mancano alcune considerazioni più amare, che riguardano ad esempio l’assurdità della guerra, il comportamento dei politici disposti a compiere qualsiasi atto criminale per ottenere il controllo dei giacimenti petroliferi, la negatività della natura umana stessa.

“Io non mi fiderei di nessuno di voi, per quanto possiate apparire amichevoli e innocenti, neanche per cinque minuti. Perché siete umani. E per l’amor di Dio, come dicono i cristiani, non fidatevi di me. Non potrei sopportarlo.”

Il discorso che ho amato di più è sicuramente il secondo, tenuto all’Agnes Scott College nel maggio 1999, nel quale non solo Vonnegut inserisce l’aneddoto sullo zio Alex che, nella versione originale, da il titolo al libro (“If it isn’t nice, what is?“), ma tesse anche un meraviglioso elogio della figura dell’insegnante, altro tema ricorrente nel volumetto.

“Quanti di voi hanno avuto un insegnante, in qualunque grado di istruzione, che vi ha reso più entusiasti di essere al mondo, più fieri di essere al mondo, di quanto credevate possibile fino a quel momento? Alzate le mani, per favore. Adesso abbassatele e dite il nome di quell’insegnante a un vostro vicino, e spiegategli cos’ha fatto per voi […] Cosa c’è di più bello di questo?”

Leggendo Quando siete felici, fateci caso non si può che provare invidia nei confronti dei ragazzi che, il giorno della loro laurea, hanno ricevuto in dono un discorso di Vonnegut. Questo libriccino è un vero gioiello, da leggere e rileggere per ritrovare, volta per volta, la semplicità e la saggezza della voce di un autore capace di dispensare importanti consigli basati su una vasta conoscenza del reale e, al contempo, di esaltare l’importanza e la bellezza dei piccoli piaceri quotidiani. Consigliatissimo!

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